Bimbo ucciso dalla madre: “Non voglio stare con mamma” – Vita in Diretta 24/11/2025

Italia. La comunità di Muggia piange una perdita straziante: il piccolo Giovanni, di soli nove anni, è stato brutalmente assassinato dalla madre, Olena, in un atto che ha scosso nel profondo non solo la sua famiglia, ma l’intera nazione. Domani, migliaia di persone si raduneranno per rendere omaggio a questo bambino, definito da tutti come un’anima vivace e piena di gioia, l’amico fidato dei suoi compagni di scuola, la luce della vita di suo padre Paolo. La tragedia, avvenuta in un contesto già segnato da tensioni familiari, solleva domande inquietanti riguardo alla salute mentale e al supporto adeguato per le donne in difficoltà, che dovrebbero essere aiutate, non trascurate.

Il 12 novembre segnerà una data infelice: Giovanni è stato brutalmente ucciso dalla madre, nel fulcro di un apparente stato di profondissima crisi psicologica per Olena, che ora viene accusata di omicidio volontario aggravato. Nonostante le segnalazioni sui presunti problemi mentali della donna, un esperto psichiatra in un’udienza del 2022 testimoniò che Olena non mostrava alcun segno di malattia mentale, evidenziando solo episodiche crisi di stress. Questa testimonianza smuove emozioni forti, poiché si contrappone a quello che poi è accaduto. Rileggendo i frangenti più drammatici della vita di Giovanni, emerge una figura di un bambino spaventato, costretto a rifugiarsi tra le braccia del padre, sostenendo “Non voglio andare con mamma”, una richiesta straziante rivelatrice di paure profonde che nessuno è riuscito a riconoscere nel momento giusto.

Mentre l’ombra di quel tragico giorno si avvicinava, Giovanni si era già manifestato chiaro nei suoi timori a chi avrebbe dovuto prendersi cura di lui; l’assistente sociale, la psicologa, tutti avrebbero dovuto ascoltarlo. Purtroppo, nonostante gli avvertimenti e le sue paure, il piccolo è rimasto in balia di una madre in crisi, una madre che ora sembra confusa riguardo alla verità, credendo che il suo bambino stia solo “ricoverato in ospedale”. Questa distorsione della realtà è tragica quanto il crimine stesso e dimostra quanto profondamente i problemi mentali possano devastare non solo chi ne soffre, ma anche chi gli è vicino.

Il dolore di Paolo, il padre di Giovanni, è palpabile e inimmaginabile. In un momento già difficile, un padre si è trovato a dover combattere non solo per la custodia del proprio figlio, ma anche a documentare le paure di Giovanni. Era una lotta che l’aveva portato a girare un video in cui il piccolo rivela le sue paure, un video girato solo una settimana prima dell’omicidio, ma purtroppo inascoltato dagli organi competenti. La comunità di Muggia si stringerà attorno a Paolo nella giornata di domani, quando verrà celebrato l’ultimo saluto al suo unico amore, per sfidare un universo che ha preso il suo bambino.

Il dramma di Giovanni è rappresentativo di una condizione che sempre più spesso lascia in ombra i bambini vulnerabili. Le istituzioni hanno il dovere di ascoltare, di intervenire, di prevenire tragedie come questa, perché ogni bambino ha il diritto di vivere senza paura, ha il diritto di crescere in un ambiente sicuro, lontano da ogni minaccia, sia essa mentale o fisica. La fatica di Paolo, il dolore di una comunità riversata nel lutto e una madre che ora vive tra le nebbie della sua mente, ci portano a riflettere su quanto sia fondamentale il supporto psicosociale per le famiglie in crisi.

Durante questi momenti, Muggia diventa un simbolo di solidarietà, dove l’amore per un bambino perduto diventa una chiamata all’azione. Giovanni, il piccolo velista, il compagno di giochi, il sorriso di un padre, sarà ricordato non solo per la tragedia della sua morte, ma anche come un urgente campanello d’allarme per la società, affinché non accada mai più. Le cerimonie saranno dense di emozione, un’occasione per unirsi in quel tumulto di tristezza e di incredulità che scorre attorno a ciascuno di noi.

Domani, alle 11, quando Muggia si fermerà per onorare Giovanni, l’eco della sua vita e delle sue speranze non sarà un semplice ricordo: sarà una moneta preziosa in un mondo che ha bisogno di ascoltare le voci dei più piccoli, dei più fragili. La comunità si unirà in un’adorazione collettiva per un bambino la cui vita è stata spezzata, lasciando un vuoto che sarà impossibile colmare, ma anche per sollecitare la necessità di una riforma reale nei sistemi di prevenzione e protezione per garantire che la sicurezza dei bambini venga sempre, e prima di tutto, considerata non solo una priorità, ma un diritto fondamentale.

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