
In studio il silenzio diventa quasi fisico, non è il classico momento di racconto televisivo, ma qualcosa di più pesante. Un annuncio che arriva in diretta e spezza il ritmo della trasmissione. Le parole si fermano, gli sguardi si abbassano, l’atmosfera cambia all’improvviso. A parlare è Roberto Venturelli, ospite di chi l’ha visto, padre di Alessandro, svanito nel nulla nel dicembre del 2020. La sua presenza riempie lo spazio, la voce è segnata. stanca ma ferma. Sono passati 4 anni, eppure il dolore non ha
perso forza. Roberto torna su quell’ultimo frammento di normalità su un giorno che sembrava uguale a tanti altri e che invece ha cambiato tutto. Racconta che Alessandro quel giorno non era come al solito, era irrequieto, distante, come se fosse già pronto ad andare via. dice che il figlio aveva provato ad allontanarsi, che lui lo aveva fermato, poi aggiunge il dettaglio che pesa più di ogni altro. Mi sono girato solo un attimo, quando mi sono voltato di nuovo, lui non c’era più. Poche parole, nude,
impossibili da alleggerire. In studio nessuno parla, tutti ascoltano un dolore che non ha mai trovato una fine. Non ci sono risposte, sono domande che si ripetono ogni giorno da 4 anni. È il racconto di un’assenza che continua, di un tempo rimasto sospeso. Durante la diretta arriva però un messaggio che spiazza. Roberto non parla di resa, non parla di chiusura, dice con convinzione che suo figlio è vivo, non lo afferma per illudersi, ma perché ne è profondamente certo. Spiega che lo sente, che dentro di sé non ha mai
smesso di crederci, neanche nei momenti più bui. Poi pronuncia una frase che resta sospesa nell’aria. Lo troveremo presto. Non è una speranza vaga, è una promessa. È un pensiero ostinato, l’unico appiglio rimasto, quello che tiene in piedi una famiglia che da 4 anni non chiede miracoli, ma solo una verità, anche una sola risposta, purché metta fine all’attesa. Tá.