
Oggi voglio condividere con voi una storia che mi ha colpito nel profondo e che merita di essere ascoltata fino in fondo. In queste ore, all’interno della redazione di Striscia la Notizia si respira un clima insolito, lontano dalla frenesia abituale che da sempre caratterizza il programma. Non ci sono le consuete risate nel ritmo serrato delle riunioni. Al loro posto c’è un silenzio denso, quasi sospeso, di quelli che parlano più delle parole. Il dolore è entrato in punta di piedi nello
storico telegiornale satirico ideato da Antonio Ricci. Come accade ogni volta che una perdita colpisce una grande famiglia professionale, iniziano ad affiorare i ricordi. Commenti, testimonianze e piccoli aneddoti si intrecciano diventando un modo per rendere omaggio a chi ha lasciato un segno profondo e autentico nel tempo. Per molti striscia la notizia non è mai stato soltanto un programma televisivo, è stato un appuntamento fisso, un rito serale, un punto di riferimento della televisione popolare italiana capace di
entrare nelle case e nella quotidianità di milioni di spettatori. In questo contesto alcune figure sono diventate familiari, quasi parte della famiglia di chi guardava ogni sera. volti voci e personaggi che hanno contribuito a costruire un’identità riconoscibile, rendendo il programma qualcosa di più di un semplice show televisivo. Facciamo però un passo indietro. Era il 1986 quando Pippo Baudo lo chiamò a partecipare a Fantastico, offrendogli un’occasione decisiva. Quella telefonata segnò l’ingresso ufficiale nel grande
spettacolo televisivo e cambiò il corso della sua carriera. Da quel momento la crescita fu costante e inarrestabile. Arrivarono Join, Striscia la notizia e numerosi altri programmi entrati di diritto nella storia della televisione italiana. Ogni apparizione era riconoscibile, ogni intervento portava uno stile personale e unico. Parallelamente anche il cinema gli aprenza marginale, ma come interprete capace di adattarsi a registri diversi. Collaborò con registi come Marco Risi, Carlo Vanzina, Renzo Martinelli e Leonardo
Pieraccioni. Queste esperienze confermarono la sua versatilità e il suo valore artistico all’interno del panorama cinematografico italiano. La capacità di muoversi tra televisione e cinema dimostrò un talento solido, costruito nel tempo e affinato con professionalità e intelligenza. A 68 anni, dopo una lunga battaglia affrontata con dignità, riservatezza e forza d’animo, se n’è andato un artista capace di reinventarsi continuamente. Nato nel 1957 e originario di Bergamo, aveva conquistato il pubblico con
personaggi memorabili. Indimenticabili restano gli sketch realizzati insieme al pupazzo Sergio, diventato una vera icona per intere generazioni di telespettatori. Un sodalizio artistico che ha segnato un’epoca e che ancora oggi viene ricordato con affetto e nostalgia. Oggi scegliamo di fermarsi un momento, di abbassare la voce e di ricordare Pietro Ghislandi, non solo per ciò che ha fatto in televisione e al cinema, ma per il segno umano e professionale che ha lasciato dietro di sé. M.