
Stella rimase calma: « Bene. Almeno non dovrò più mantenere te e tua madre. »
Alzò il bicchiere, osservando la sala decorata per le feste. « E ora, cominciamo dalla verità. »
Il silenzio era assordante.
Quel giorno era il suo trentottesimo compleanno – una tappa importante che coincideva con la consegna del rapporto trimestrale, l’organizzazione del catering e la solita paura che sua suocera, Eleanor, trasformasse la festa in un tribunale per giudicare ogni suo errore.
« Stella, perché corri come una forsennata? » La voce di Eleanor risuonò dalla cucina come una folata d’aria gelida.
« Hai controllato l’arrosto? Sarà sicuramente troppo salato, come l’ultima volta. »
Stella fece un respiro profondo. Discutere era inutile; Eleanor riusciva a criticare persino la luce del sole.
Mark, come previsto, era sdraiato sul divano, a sfogliare canali senza interesse. « Potresti aiutarmi? » chiese Stella dolcemente. Lui borbottò: « Sono un creativo, ricordi? Ho bisogno di ispirazione, non di cucinare. »
Così si definiva dopo il fallimento della sua start-up: un uomo che passava le giornate fra videogiochi e televisione, mentre Stella si occupava di tutto – mutuo, bollette, spesa, perfino del prestito della sorella.
Nonostante lo stress, Stella si sentiva forte. Sua nonna le aveva lasciato il suo appartamento e le aveva insegnato: « Pensa ai fatti tuoi, piccola stella. » Stella aveva successo ed era rispettata sul lavoro, ma a casa viveva un’altra realtà: un mondo fatto di pressioni, critiche e aspettative mai dette ma sempre presenti.
Il telefono vibrò. Era Chloé, la sua migliore amica: « Aspetta, sta arrivando la cavalleria. » Un sorriso sincero attraversò il volto di Stella. Quel giorno, qualcosa sarebbe cambiato.
La festa iniziò, piena di amici e colleghi, i cui sorrisi attenuavano per un momento l’atmosfera soffocante dell’appartamento. Stella interpretava il ruolo della donna felice che festeggiava la sua vita, mentre Mark, assente fino a quel momento, arrivò in ritardo. Con delle rose appassite e un bacio finto sulla guancia, iniziò come sempre a creare tensione.
La circondava, lanciava commenti pungenti, la guardava con risentimento. Poi, dopo un’ora, si alzò di colpo: « Ho pensato. Ho chiuso. Voglio il divorzio. »
Silenzio totale. Gli amici di Stella si immobilizzarono, sua madre strinse forte un tovagliolo. Mark aspettava lo scandalo, le lacrime, i supplichevoli « perché? » — ma Stella non reagì come lui sperava.
Nessuna lacrima. Nessun grido. Solo una calma cristallina.
Lo guardò negli occhi. « Va bene », disse con voce ferma. « Mark dice che vuole il divorzio. Non cercherò di fermarlo. Anzi, sono pronta. »
Tirò fuori una cartellina con documenti notarili: l’appartamento apparteneva ormai ai suoi genitori. Mark non aveva alcun diritto. Poi mostrò un estratto conto: il suo stipendio era solo suo. Gli anni passati a mantenere lui, sua madre e perfino sua sorella finivano lì.
« Non manterrò più nessun altro. Vivrò per me. E sarò felice. »
Un sorriso autentico le illuminò gli occhi quando Chloé le porse una coppa di champagne fresca. « Alla mia liberazione. Alla mia nuova vita. Una vita in cui sarò padrona di me stessa. »
La mattina seguente, il campanello suonò. Eleanor, furiosa come una tempesta, entrò.
« L’hai distrutto! » gridò.
Stella sospirò, ma era un sospiro di chiusura, non di stanchezza. « Entra. Ma non credo che ti piacerà quello che hai da sentire. »
« Pensi davvero di essere felice adesso? »
« Sì », rispose Stella semplicemente. « Per la prima volta dopo tanto tempo. »
Eleanor continuò a inveire, chiamandola egoista, pretendendo che tornasse con Mark. Stella rimase calma. « È egoista voler essere felici? Vivere la propria vita come la si desidera? Non ne ho forse il diritto? »
Eleanor restò in silenzio, a corto di accuse. Alla fine si voltò e sbatté la porta.
Stella sentì una pace profonda. Un’altra catena si era spezzata.
Era finalmente libera.