
Nella piccola cappella scelta per l’ultimo saluto il silenzio aveva un peso diverso. Le luci soffuse, il profumo dei fiori e il calore delle candele sembravano muoversi insieme, come se l’intero spazio volesse proteggere l’intimità dell’addio a Sandro Giacobbe. La camera ardente si è aperta tra sguardi bassi e voci spezzate, mentre amici e familiari si stringevano attorno al ferro del cantautore, ancora increduli davanti alla sua assenza. I primi ad arrivare sono stati i suoi cari che hanno
vegliato accanto alla bara con una dignità commovente. Qualcuno si è avvicinato per sfiorare il legno lucido, altri hanno lasciato un fiore, un biglietto, un ricordo sussurrato. C’è stato un momento in cui la tensione si è spezzata. Un familiare sopraffatto dall’emozione si è abbandonato alle lacrime, subito sorretto da chi gli era vicino. Piccoli gesti, abbracci silenziosi, mani che si stringevano forte. La misura reale del dolore. Molti volti conosciuti della musica e dello spettacolo hanno fatto ingresso senza
clamore, quasi in punta di piedi. Nessuno ha fatto scena, nessuno ha cercato attenzione. Era il tempo del rispetto. A ogni persona che si avvicinava sembrava che l’atmosfera si fittisse ancora un po’, come se il mondo fuori fosse lontano anni luce. Domani si terranno i funerali e già si prevede una grande partecipazione. Sarà il momento in cui l’abbraccio della gente si allargherà ancora, accompagnando Sandro nel suo ultimo percorso. Ma oggi, nella quiete della camera ardente c’era solo il vero cuore
del lutto. Una famiglia che piange il suo uomo e un artista che lascia un vuoto immenso dietro di sé. M.